Ora tocca a noi.
November 9th, 2011 at 11:46 am
Il re è nudo.
Diciamo che ad essere nudo questo re ci ha sempre provato gusto, ma ora forse è nudo per davvero anche nelle sedi istituzionali. Dopo 17 anni, Silvio risale in camera dopo la discesa in campo.
Ora, i pensieri che si affastellano nella testa sono molti. Tra questi la gioia del fatto che questo sia, finalmente, successo ma anche la domanda che ho letto scritta su twitter forse solo da Civati. E adesso che facciamo?
Sposare la linea di pensiero “via il dente, via il dolore” vorrebbe sostanzialmente ammettere che Berlusconi è la causa e non l’effetto dello sfacelo socioeconomico del nostro Paese. Questo sarebbe in aperto contrasto con quello che ho sempre pensato, ovvero il netto contrario. Berlusconi è l’effetto, non la causa. E con questa riflessione si apre il “giorno dopo”. Il fatto che Silvio si dimettesse era sicuramente la conditio sine qua non per il passaggio ad una nuova fase. Almeno per scoraggiare la banda dei Silvio-entustiasti. Del resto questi personaggi hanno dimostrato molto in fretta quella che è la loro coerenza politica buttandosi a mare prima dell’affondamento della barca.
Ma guardiamoci un attimo intorno. Questo ventennio è stato tutto all’insegna di quello che mi va di chiamare “individualismo materialista” che in un’ipotetica vulgata potrebbe essere tradotto anche con “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Ai vari livelli sociali questo si declina in diversi modi. Ai piani alti, in una miopia politico-economica che ha fatto si che la linea dell’orizzonte fosse quello della giornata. Pura tattica, zero strategia. Del resto quando hai di fronte a te un popolo che vive alla giornata, non puoi puntare su lungo termine. Devi soddisfare la pancia. Devi far si che la gente compri oggi l’iPhone 4S, non che abbia la certezza di comprarsi l’iPhone 8 tra qualche anno. E quindi populismo e demagogia diventano le armi per fare politica. Silvio e i leghisti hanno parlato fino a questo momento una lingua che il popolo capisce.
E il popolo? Beh il popolo lo vediamo dove è arrivato. Dopo la sbornia degli anni ’80-’90, dopo la Milano da bere, dopo il boom economico, il popolo ha sposato la strategia della Cozza, per chi ricorda Padron ‘Ntoni dei Malavoglia. Quella per cui si sta attaccati allo scoglio conquistato. Scoglio fatto di “cose”. Il risultato di questo è la resistenza a qualsiasi cambiamento che possa in qualsiasi modo intaccare lo scoglio. Dalle tasse a delle politiche a più largo respiro. Qui si ragiona sulla materia. E la materia è hic et nunc. Per definizione.
Senza addentrarsi troppo nell’analisi di quello che siamo diventati, credo sia importante ora staccare le cozze dallo scoglio. E questo significa, signori, Rivoluzione Culturale. E non prendiamoci in giro: non esistono sostanziali cambiamenti politici senza una rivoluzione culturale. E di segnali che siamo pronti a questo ce ne sono molti. La primavera araba (l’avreste mai detto che loro ci avrebbero insegnato qualcosa?), gli indignati, Occupy Wall Street.
Qui in Italia ancora forse non siamo alla massa critica. Per un semplice motivo: la generazione dei nostri genitori è stata sufficientemente furba da risparmiare. E l’attuale politica del lavoro fa si che i nostri genitori lavorano ancora, con stipendi ben diversi dai nostri. Ma volente o nolente la natura farà il suo corso. Ed i nostri genitori smetteranno di lavorare. E i soldi finiranno. Già. Perché la mia generazione (e io con loro) questa cosa del risparmio un po’ non l’ha capita ed un po’ è impossibilitata a metterla in atto, perché gli stipendi sono ben diversi e in qualche modo bisogna pur campare. Ma non solo. Chiaramente tutti noi siamo abituati allo stile di vita di cui parla Silvio quando accenna ai ristoranti pieni. Ma dimentichiamo che la base economica è ora diversa e quello stile di vita è diventato insostenibile. Per il momento la borsa di mammà di aiuta. Ma quando finiscono anche quelli? Come ci andiamo all’aperitivo? E allo stadio?
Questo succederà tra poco, molto poco. Non preoccupatevi. Ed allora forse è il caso che iniziamo a cambiare prospettiva e questo cambio di prospettiva è quello che chiamo Rivoluzione Culturale. Senza questo rimarremo ancorati ai mille altri pseudo-Berlusconi che son là fuori. Prima ancora di pensare alla destra e alla sinistra, credo sia il momento di capire che destra e sinistra dovranno rispondere ad un nuovo mondo economico. Un mondo dove quelli che abbiamo sfruttato fino all’altro giorno in parte ci chiedono il conto e in parte ci dimostrano quanto siamo incapaci.
Una sinistra capace di stimolare prima e rispondere poi a queste necessità sarà la mia sinistra e, sono convinto, la sinistra di molti.
Noi, popolo di incapaci.
October 16th, 2011 at 11:05 am
Stavo riguardando le immagini di Roma di ieri in televisione.
Ho visto i ragazzi impauriti, i carabinieri, la polizia, i veicoli in fiamme, le urla, il fumo. E, non lo nascondo, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Le lacrime per vedere il mio Paese incapace, di tutto.
Probabilmente fino a poco tempo fa avrei avuto posizioni diverse in questo, avrei scritto circa l’inevitabilità della violenza, quando le provocazioni e le motivazioni sono troppe. Ma, saranno gli anni che passano, non la penso più così.
Scriverò invece dell’incapacità che, a più livelli, ci contraddistingue e che crea situazioni come quelle di cui sopra.
Incapacità quindi.
La prima incapacità è quella della classe politica, chiaramente troppo piena di persone inette, senza alcuna competenza di sorta, senza alcun rispetto ne’ tantomeno cognizione del ruolo in cui si trovano. Incapacità senza colore, ne’ rossa ne’ nera. Incapacità di una politica che non è in grado di dare messaggi credibili, perché si gioca la sua credibilità ogni giorno con siparietti e comportamenti degni della più becera edizione dell’Isola dei Famosi. Purtroppo, quando manca la leadership, la base si organizza, “signori”. E non aspettatevi che si organizzi come piace a voi. Avete perso il controllo delle persone che siete preposti a gestire. Avete perso il supporto della gente che vi ha votato. Non ci riconosciamo e non vogliamo più riconoscerci in voi farabutti. Meglio o peggio siamo diversi da voi. Perché a noi le chiacchiere da bar, non le pagano. A noi il pranzo non lo pagano se non lavoriamo. Gli aerei ci tocca prenderli a nostre spese se non lavoriamo. Le partite di calcio ce le andiamo a vedere con l’autobus e non in elicottero. La pensione poi non ne parliamo. Quella anche se ci spetta come a voi, la vedremo a pochi anni dalla morte e la sensazione sarà come quella di un atleta a cui viene messo un baratro dopo il traguardo. Ci arrivi, gioisci e poi muori.
Incapacità dei manifestanti. Del resto siamo sempre i figli del nostro tempo no? E allora basta fare la divisione trita e ritrita che quelli di destra sono tutti coglioni e quelli di sinistra son tutti premi Nobel. Siete, siamo coglioni pure noi. La disperazione può generare violenza e sono sempre stato il primo a non credere a rivoluzioni pacifiche quantomeno da un punto di vista ideologico. Ma quanti di quei cinquecento signori incappucciati sono disperati? Credo davvero pochi. Quindi nessuna scusa signori. Che la polizia vi identifichi e vi metta tutti in galera, uno per uno, come è successo in Inghilterra durante gli scontri di qualche mese fa. Bisogna assumersi le proprie responsabilità. Avete voluto giocare al piccolo guerrigliero? Beh sappiate che parte del gioco è anche il piccolo carcerato, quando ti beccano. Ne ho visti un paio nelle immagini. Esaltati e urlanti come bestie. L’unica soddisfazione è che di voi ce n’erano davvero pochi fortunatamente. E chiaramente riconoscibili. Capito Polizia? Chiaramente riconoscibili. Ah, appunto per i giornalisti. Andiamoci piano con l’uso della parola anarchico associata alle devastazioni. L’Anarchia è ben altro che quattro coglioni con le spranghe.
Incapacità delle forze dell’ordine, infine. Purtroppo a causa di tutta una serie di eventi che vi ha visti protagonisti, non potete aspettarvi che il vostro indice di gradimento sia alto tra i giovani. Io in primis, non mi sento così al sicuro di fronte ad un cordone della Polizia. Perché so che dietro quelle divise si nascondo molti (non tutti) frustrati, gli stessi che durante la manifestazione stanno dall’altra parte della barricata a lanciarvi sanpietrini e dar fuoco alle camionette. Stessa pasta. Gente senza stimoli e senza spessore. Annoiati. Diciamo la verità signori. Vi fa comodo avere i black bloc. Vi fa gioco. E qui si spiega il fatto che le cariche sono iniziate troppo tardi, che, come al solito, le azioni sono state scoordinate, non riuscendo a separare cinquecento (!) pirla, da un gruppo di persone pacifiche. Quanti ne erano di voi? sicuramente più di cinquecento. Incapaci ancora.
Basta così, alla fine sono incapace pure io, che riesco solo ad incazzarmi e basta di fronte a ste cose.
Buona Domenica.
E Brava Milano
May 16th, 2011 at 11:49 pm
Non avrei mai e poi mai sperato in un risultato così.
Anche se poi si perdesse al ballottaggio, sarebbe comunque un grande, grandissimo risultato. Perché forse un po’ di speranza c’è ancora per questa città. E mi spiace davvero di non poter dare il mio contributo. Ma fa niente, lo metterò in termini di entusiasmo per questa piccola grande rivoluzione.
Credo sia arrivato davvero il momento di cambiare. Ho voglia di poter dire nuovamente con orgoglio “sono nato a Milano, io”.
Forza Giuliano, fagliela vedere!
