E Brava Milano
May 16th, 2011 at 11:49 pm
Non avrei mai e poi mai sperato in un risultato così.
Anche se poi si perdesse al ballottaggio, sarebbe comunque un grande, grandissimo risultato. Perché forse un po’ di speranza c’è ancora per questa città. E mi spiace davvero di non poter dare il mio contributo. Ma fa niente, lo metterò in termini di entusiasmo per questa piccola grande rivoluzione.
Credo sia arrivato davvero il momento di cambiare. Ho voglia di poter dire nuovamente con orgoglio “sono nato a Milano, io”.
Forza Giuliano, fagliela vedere!
Il parco di porta Venezia.
May 9th, 2011 at 12:04 am
È difficile rappresentare la sensazione piacevole del parco di Porta Venezia di questa domenica di sole.
Avrei voluto avere con me la macchina foto. Che purtroppo, invece è rimasta a casa. Vittima del caricabatterie disperso chissà dove.
Era così umano quel parco, così pieno di vita. I bambini, certo, giocano un ruolo fondamentale in tutto questo. Con il loro sciamare allegro
riescono a infonderti una profonda serenità. Quasi come se stando loro vicino potessi riassaporare per un momento quella beata sensazione di pagina bianca da cominciare. E poi le mamme, i papà, i passeggini, gli innamorati, gli amici con la chitarra, quelli con solo la voglia di stendersi al sole sul prato, quelli come me ed E. che passeggiano raccontandosi e capendosi, forse.
Sono contento di stupirmi ancora per queste cose. Anche se poi scopro che le persone (forse le stesse) sono anche capaci di cose ignobili come questa (ringrazio M. per la segnalazione). Spero decidiate di accendere il cervello, un giorno. Capirete lo scempio che avete commesso.
Ma non ho voglia di arrabbiarmi. Non oggi. Domani comincia una nuova settimana e di come vanno le cose in sto periodo, mi sa che ne succederanno delle belle.
Buonanotte.
Vota Antonio
May 1st, 2011 at 10:43 am
Tempo di elezioni a Milano e tempo di manifesti, di bigliettini infilati nella macchina e di volantini distribuiti agli angoli delle strade.
Qualche volta mi piacerebbe fare il conto di quanta carta viene usata in questi giorni, carta che, dalle bellissime foto patinate che vedo, sicuramente non è riciclata (Idea per il politicante di turno: campagna elettorale green, o paperless usando un altro suggestivo aggettivo inglese).
La campagna elettorale “brevi manu” (il volantino, per intenderci), rimane probabilmente la formula di propaganda migliore per capillarità ed immediatezza. E così trovi giovanotti e non giovanotti a distribuire volantini al mercato, fuori dalle scuole, sulle strade, in piazza, in ufficio e, al cinema. Si. Anche fuori dal cinema.
Mi sono imbattuto in uno di questi con G. (non quella G) l’altro giorno. Il ragazzo era davvero impegnato a distribuire i volantini. Intanto che aspettavamo di entrare, abbiamo passato un po’ di tempo ad osservarlo, e ad osservare le reazioni delle persone “toccate” dal giovane.
Credo ci siano almeno quattro tipi di reazione, ognuna corrispondente ad un particolare profilo elettorale che proverò a delineare.
Il deciso.
Il deciso lo riconosci subito, con braccio teso verso la mano distribuente, raccoglie il verbo cartaceo e cerca immediatamente un contatto visivo con il distributore a volte sottolineando il momento con una frase come “certo, lo voto di sicuro”.
Il vergognoso.
Il vergognoso è un bell’elemento. Fermato dal distributore dapprima si guarda attorno per identificare quali sono le vie di fuga più accessibili e imbocca subito il percorso il più divergente possibile da distributore, tendenzialmente a testa bassa, per far si che non ci sia nemmeno la scusa dello sguardo. È da dire che il vergognoso è solitamente educato, quindi non ha la forza di ignorare il distributore e deve per forza sporcarsi le mani con il volantino. Tipicamente poi, queste persone appartengono alla maggioranza silenziosa. Solitamente si instaura una piccola danza, con il distributore che fa scudo di sé di fronte al vergognoso, che immobilizzato deve accettare il volantino. Qui i distributori più scafati (come del resto il nostro) fanno una domanda tipo “lo conosce tiziochesicandidaperilpartitox?”. Lì scoppia la vergogna, visi rossi, mani che tremano, occhi persi nel vuoto. Manco un’interrogazione di latino al classico. Sembra quasi che il vergognoso la sua scelta elettorale debba farla lì, pena l’esecuzione sommaria. Solitamente il vergognoso risponde evasivamente e, se accompagnato indica gli amici e aggiunge “scusa, li sto perdendo” e si affretta in loro direzione.
Quello dell’altro partito.
Ovviamente capita che dai il volantino a quello che non ha mai votato, ne’ tantomeno avrà mai intenzione di votare per quel partito. Qui le reazioni variano dal sorrisetto ironico con mano alzata a mo’ di “stop” e una formula di fuga tipo “no, grazie” allo sguardo schifato di chi sta ricevendo un sacchetto di escrementi fumanti, con faccia disdegnosa e ricerca del potere incendiario per sterminare all’istante il distributore.
Qui solitamente il distributore si gioca la battuta o comunque cerca lo scontro. A volte capita che lo scontro avviene e allora bisogna chiamare la polizia.
Il paraculo.
Il paraculo è forse il più bieco dei profili. Solitamente simpaticone, sottolinea il gesto del distributore con una frase del tipo “cosa abbiamo qui?” e fa un gesto troppo ampio di ricezione. Lasciate che vi spieghi la sottile psicologia del soggetto. Il paraculo sostanzialmente è un’individualista spinto, o comunque uno di quelli che si definisce apolitico (una delle cose che ho imparato nei giorni dell’adolescenza è che puoi essere ateo ma non apolitico, perché si puoi non credere, ma no non puoi non vivere socialmente (o comunque non sempre purtroppo o per fortuna)). Solitamente poi ha anche un sacco di cose da fare, quindi capisce che prendere il volantino sorridendo è la maniera migliore (e più rapida) per liberarsi dello scocciatore. Ma la cosa più incredibile del paraculo è che ha sempre in mente la mossa successiva. Infatti mentre sta gestendo la schermaglia con il distributore ha già indentificato il cestino più vicino.
Noi poi il volantino l’abbiamo preso. Peccato che io non voti a Milano.
Metti una sera a Milano.
March 6th, 2011 at 12:45 pm
Metti una sera a Milano, metti una passeggiata da Porta Ticinese al duomo, metti un salto alla Rinascente, metti uno sguardo da Prina, metti un Campari da Zucca, un aperitivo alle Colonne, una serata cominciata male in via Padova, chiacchiere da bar in un (appunto) bar improbabile, metti la barista che fa saltare l’impianto elettrico, metti gli sproloqui di un avventore nostalgico del duce, metti poi un take away indiano, il Wasabi all’Isola, le chiacchiere tra amici al tavolino, metti la Sambuca con ghiaccio e mosca, metti le risate e metti, poi in fine il tornare a dormire.
Shakerando tutto, non ti accorgi nemmeno che ti riscopri vivo e pronto a ricominciare. E tutto sommato anche contento, perchè alla fine, gli sforzi di quattro anni, sono serviti a qualcosa.
E brava Milano. Ieri, alla fine, sono stato bene.
Prove e nebbia
January 12th, 2011 at 1:42 am
Gran nebbia stasera a Milano. Alla faccia di quelli che dicono che “in citta’ non c’e’ piu’ la nebbia”. Invece, quel leggero velo opaco c’e’ eccome, con il suo potere “magico” che fondamentalmente sta tutto nel nascondere i contorni netti.
La serata si e’ svolta a meta’ tra la sala prove e “Le Vieux Strasbourg”.
La meta’ in sala prove ci ha visti iniziare a serrare i ranghi in vista della serata di Sabato. Non stiamo andando male, ho solo la sensazione che manchiamo di organicita’, che sembra un po’ che ognuno suoni, si, ma non si suoni assieme. Ma del resto e’ gia’ un miracolo se i pezzi stanno assieme tenendo conto che il batterista (il sottoscritto), fa un po’ acqua da tutte le parti.
La seconda meta’ della serata invece ci ha visti andare al pub sopra menzionato, per la consueta birra post sessione di prove. L’osservazione principale in questo caso e’ che stiamo diventando come gli americani: seduti al bar a guardare la televisione svettante sulle teste degli avventori. La comunicazione muore e il calcio vince. Viva l’Italia.
E poi mi devo ricordare di non prendere mai piu’ la Fischer alla spina. Mai piu’.
L’ultimo pensiero prima di addormentarmi e’ che stanotte dormiro’ con Sleep Cycle.
Che Nerd.
Speak to me
May 26th, 2010 at 10:57 am
Social or Ego-social?
May 9th, 2010 at 11:43 pm
Oggi sono stato coinvolto in quello che doveva essere un flash mob (si dice cosi’, me lo ha detto G). Uno di quei ritrovi “segreti” dove sostanzialmente si fa tutti insieme una cosa strana. In questo caso la cosa strana era ballare tutti quanti ognuno con le cuffie nelle orecchie ascoltando musica dal proprio lettore musicale. C’era una playlist consigliata, ma si poteva anche ascoltare quello che si voleva.
Arrivati sul posto (per la cronaca Piazzale Cordusio) ci si e’ presentata questa scena:

C’erano un sacco di ragazzi (penso circa un paio di centinaia)! E per giunta dotati di cuffiette. Nonostante la pioggia, devo dire. Beh, superati i primi momenti abbiamo notato che qualcuno iniziava, timidamente, ad accennare qualche gesto di danza. Poi ad un certo punto si parte:

L’allegra masnada parte, cuffie alle orecchie, alla conquista della citta’. Forte. Davvero.
Sta di fatto che vista la pioggia decidiamo di piegare verso una sala da the del centro.
Caffethetortevariebottigliettedacqua.
Inizia anche una discussione circa i social media. Il tema e’ sostanzialmente: il valore sociale del social networking. I social media sono veramente sociali oppure hanno un valore esclusivamente autoreferenziale? Sistemi come twitter, blog, microblog e compagnia cantante, servono solo a soddisfare l’egocentrismo (anti-social networking) di chi li alimenta oppure hanno un senso di condivisione alla base? Qual’e’ il confine tra condivisione ed esibizionismo? Qual’e’ il confine tra social e sociale?
Sta di fatto che eravamo i piu’ vecchi della piazza probabilmente. Fossimo stati piu’ giovani non avremmo ripiegato sulla sala da the.
Si, sala da the. Fa ancora piu’ vecchio.
(sfondo color seppia)


