onde quadre
November 16th, 2011 at 1:06 am
Oggi sono stato a Trento.
Un bel viaggio in macchina, sono arrivato tra le montagne trentine con il sole basso, arancione come il grill del forno.
Compagna del viaggio la fida autoradio, che ultimamente sto usando molto più per la radio vera e propria che per il lettore di CD. La radio è una passione abbastanza nuova ma, complice il palinsesto di Radio 2, in netta espansione.
Sta di fatto che per qualche strano motivo, tra Bergamo e Verona Radio 2 lascia il posto a una non meglio identificata radio cattolica. Non essendo amante del genere ho fatto un po’ di zapping radiofonico e voglio raccontarvi due degli incontri che ho fatto.
Incontro numero uno: Radio Padania Libera.
A me i leghisti stanno sui maroni (ah ah ah, che ridere il gioco di parole con l’omonimo EX ministro). Non li capisco, mi fanno ridere e fosse per me li relegherei ai monti da dove vengono a mangiar castagne e bere vin brulé, altro che Parlamento. Nella parentesi di trasmissione che ho ascoltato ho sentito un discorso del Bossi dei tempi d’oro, quelli del “la lega ce l’ha duro” (anvedi i tempi d’oro). La cosa bella era che il sottofondo credo fosse la musica di Braveheart nella famosa scena del discorso alla folla. Non vi dico nemmeno il contenuto degli sproloqui di quell’uomo. Rabbrividisco a pensare che ‘sti quattro montanari hanno avuto il coltello dalla parte del manico in Parlamento fino ad adesso. Ora hanno riaperto il Parlamento Padano. Bravi chiudetevici dentro e ragionate sulla secessione che qui abbiam da fare cose serie nel frattempo.
Incontro numero due: Lo zoo di 105.
Wow che trasmissione ragazzi. Io la demenzialità la amo per carità, ma gli insulti gratuiti proprio non capisco a chi facciano ridere. Il livello era tipo “ehi vaffanculo” “ah ah, ha detto vaffanculo” “ah ah che ridere!”. Boh. E boh è davvero l’unico commento che ho su sta roba becera e noiosamente banale.
Se la proposta di contenuti radiofonici è questa ho ben da pensare che non sarà certo Mario Monti la soluzione per noi. Perché se le radio propongono ‘sta spazzatura, vuol dire che c’è qualcuno che la ascolta. E qualcuno che ascolta questi programmi non ha bisogno di Monti, ma di un lavaggio del cervello.
Con la candeggina però.
Ora tocca a noi.
November 9th, 2011 at 11:46 am
Il re è nudo.
Diciamo che ad essere nudo questo re ci ha sempre provato gusto, ma ora forse è nudo per davvero anche nelle sedi istituzionali. Dopo 17 anni, Silvio risale in camera dopo la discesa in campo.
Ora, i pensieri che si affastellano nella testa sono molti. Tra questi la gioia del fatto che questo sia, finalmente, successo ma anche la domanda che ho letto scritta su twitter forse solo da Civati. E adesso che facciamo?
Sposare la linea di pensiero “via il dente, via il dolore” vorrebbe sostanzialmente ammettere che Berlusconi è la causa e non l’effetto dello sfacelo socioeconomico del nostro Paese. Questo sarebbe in aperto contrasto con quello che ho sempre pensato, ovvero il netto contrario. Berlusconi è l’effetto, non la causa. E con questa riflessione si apre il “giorno dopo”. Il fatto che Silvio si dimettesse era sicuramente la conditio sine qua non per il passaggio ad una nuova fase. Almeno per scoraggiare la banda dei Silvio-entustiasti. Del resto questi personaggi hanno dimostrato molto in fretta quella che è la loro coerenza politica buttandosi a mare prima dell’affondamento della barca.
Ma guardiamoci un attimo intorno. Questo ventennio è stato tutto all’insegna di quello che mi va di chiamare “individualismo materialista” che in un’ipotetica vulgata potrebbe essere tradotto anche con “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Ai vari livelli sociali questo si declina in diversi modi. Ai piani alti, in una miopia politico-economica che ha fatto si che la linea dell’orizzonte fosse quello della giornata. Pura tattica, zero strategia. Del resto quando hai di fronte a te un popolo che vive alla giornata, non puoi puntare su lungo termine. Devi soddisfare la pancia. Devi far si che la gente compri oggi l’iPhone 4S, non che abbia la certezza di comprarsi l’iPhone 8 tra qualche anno. E quindi populismo e demagogia diventano le armi per fare politica. Silvio e i leghisti hanno parlato fino a questo momento una lingua che il popolo capisce.
E il popolo? Beh il popolo lo vediamo dove è arrivato. Dopo la sbornia degli anni ’80-’90, dopo la Milano da bere, dopo il boom economico, il popolo ha sposato la strategia della Cozza, per chi ricorda Padron ‘Ntoni dei Malavoglia. Quella per cui si sta attaccati allo scoglio conquistato. Scoglio fatto di “cose”. Il risultato di questo è la resistenza a qualsiasi cambiamento che possa in qualsiasi modo intaccare lo scoglio. Dalle tasse a delle politiche a più largo respiro. Qui si ragiona sulla materia. E la materia è hic et nunc. Per definizione.
Senza addentrarsi troppo nell’analisi di quello che siamo diventati, credo sia importante ora staccare le cozze dallo scoglio. E questo significa, signori, Rivoluzione Culturale. E non prendiamoci in giro: non esistono sostanziali cambiamenti politici senza una rivoluzione culturale. E di segnali che siamo pronti a questo ce ne sono molti. La primavera araba (l’avreste mai detto che loro ci avrebbero insegnato qualcosa?), gli indignati, Occupy Wall Street.
Qui in Italia ancora forse non siamo alla massa critica. Per un semplice motivo: la generazione dei nostri genitori è stata sufficientemente furba da risparmiare. E l’attuale politica del lavoro fa si che i nostri genitori lavorano ancora, con stipendi ben diversi dai nostri. Ma volente o nolente la natura farà il suo corso. Ed i nostri genitori smetteranno di lavorare. E i soldi finiranno. Già. Perché la mia generazione (e io con loro) questa cosa del risparmio un po’ non l’ha capita ed un po’ è impossibilitata a metterla in atto, perché gli stipendi sono ben diversi e in qualche modo bisogna pur campare. Ma non solo. Chiaramente tutti noi siamo abituati allo stile di vita di cui parla Silvio quando accenna ai ristoranti pieni. Ma dimentichiamo che la base economica è ora diversa e quello stile di vita è diventato insostenibile. Per il momento la borsa di mammà di aiuta. Ma quando finiscono anche quelli? Come ci andiamo all’aperitivo? E allo stadio?
Questo succederà tra poco, molto poco. Non preoccupatevi. Ed allora forse è il caso che iniziamo a cambiare prospettiva e questo cambio di prospettiva è quello che chiamo Rivoluzione Culturale. Senza questo rimarremo ancorati ai mille altri pseudo-Berlusconi che son là fuori. Prima ancora di pensare alla destra e alla sinistra, credo sia il momento di capire che destra e sinistra dovranno rispondere ad un nuovo mondo economico. Un mondo dove quelli che abbiamo sfruttato fino all’altro giorno in parte ci chiedono il conto e in parte ci dimostrano quanto siamo incapaci.
Una sinistra capace di stimolare prima e rispondere poi a queste necessità sarà la mia sinistra e, sono convinto, la sinistra di molti.
Stiamo tutti bene
November 5th, 2011 at 8:33 pm
Cara Unione Europea,
ti scrivo questa lettera per farti sapere che stiamo tutti bene e che non ci sono situazioni particolarmente gravi. So che ieri hai parlato con il nostro Presidente del Consiglio e che ti ha rassicurato dicendo che i ristoranti sono pieni e che fondamentalmente la crisi non esiste. Del resto mi hanno anche raccontato che avete passato dei bei momenti lì a Cannes vero? Avete trovato confortevoli gli hotel? Il cibo era di qualità? Me lo auguro vivamente.
Sai Europa, l’Italia è un paese benestante. Qua troviamo lavoro tutti subito e mica barcamenandoci in contratti che definire ironici sarebbe sostanzialmente un eufemismo. No no. Le nostre aziende scommettono su di noi, si impegnano a farci crescere peraltro riconoscendoci anche una retribuzione equa e assolutamente puntuale nelle sue scadenze.
Sai Europa, i nostri ristoranti sono davvero sempre pieni, ma mica perché ci piace vivere sempre nettamente al di sopra delle nostre possibilità (perché ammettere di avere difficoltà, dai, è così poco cool): ce lo possiamo permettere e basta, siamo ricchi. Per non dimenticare poi i nostri SUV. Li compriamo in contanti, mica indebitandoci fino al collo con finanziarie dalla dubbia etica. Ma va, mica siamo così rovinati.
Cara Europa, vienici a trovare, ti aspettiamo a braccia aperte.
Ma fai in fretta però.
Noi, popolo di incapaci.
October 16th, 2011 at 11:05 am
Stavo riguardando le immagini di Roma di ieri in televisione.
Ho visto i ragazzi impauriti, i carabinieri, la polizia, i veicoli in fiamme, le urla, il fumo. E, non lo nascondo, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Le lacrime per vedere il mio Paese incapace, di tutto.
Probabilmente fino a poco tempo fa avrei avuto posizioni diverse in questo, avrei scritto circa l’inevitabilità della violenza, quando le provocazioni e le motivazioni sono troppe. Ma, saranno gli anni che passano, non la penso più così.
Scriverò invece dell’incapacità che, a più livelli, ci contraddistingue e che crea situazioni come quelle di cui sopra.
Incapacità quindi.
La prima incapacità è quella della classe politica, chiaramente troppo piena di persone inette, senza alcuna competenza di sorta, senza alcun rispetto ne’ tantomeno cognizione del ruolo in cui si trovano. Incapacità senza colore, ne’ rossa ne’ nera. Incapacità di una politica che non è in grado di dare messaggi credibili, perché si gioca la sua credibilità ogni giorno con siparietti e comportamenti degni della più becera edizione dell’Isola dei Famosi. Purtroppo, quando manca la leadership, la base si organizza, “signori”. E non aspettatevi che si organizzi come piace a voi. Avete perso il controllo delle persone che siete preposti a gestire. Avete perso il supporto della gente che vi ha votato. Non ci riconosciamo e non vogliamo più riconoscerci in voi farabutti. Meglio o peggio siamo diversi da voi. Perché a noi le chiacchiere da bar, non le pagano. A noi il pranzo non lo pagano se non lavoriamo. Gli aerei ci tocca prenderli a nostre spese se non lavoriamo. Le partite di calcio ce le andiamo a vedere con l’autobus e non in elicottero. La pensione poi non ne parliamo. Quella anche se ci spetta come a voi, la vedremo a pochi anni dalla morte e la sensazione sarà come quella di un atleta a cui viene messo un baratro dopo il traguardo. Ci arrivi, gioisci e poi muori.
Incapacità dei manifestanti. Del resto siamo sempre i figli del nostro tempo no? E allora basta fare la divisione trita e ritrita che quelli di destra sono tutti coglioni e quelli di sinistra son tutti premi Nobel. Siete, siamo coglioni pure noi. La disperazione può generare violenza e sono sempre stato il primo a non credere a rivoluzioni pacifiche quantomeno da un punto di vista ideologico. Ma quanti di quei cinquecento signori incappucciati sono disperati? Credo davvero pochi. Quindi nessuna scusa signori. Che la polizia vi identifichi e vi metta tutti in galera, uno per uno, come è successo in Inghilterra durante gli scontri di qualche mese fa. Bisogna assumersi le proprie responsabilità. Avete voluto giocare al piccolo guerrigliero? Beh sappiate che parte del gioco è anche il piccolo carcerato, quando ti beccano. Ne ho visti un paio nelle immagini. Esaltati e urlanti come bestie. L’unica soddisfazione è che di voi ce n’erano davvero pochi fortunatamente. E chiaramente riconoscibili. Capito Polizia? Chiaramente riconoscibili. Ah, appunto per i giornalisti. Andiamoci piano con l’uso della parola anarchico associata alle devastazioni. L’Anarchia è ben altro che quattro coglioni con le spranghe.
Incapacità delle forze dell’ordine, infine. Purtroppo a causa di tutta una serie di eventi che vi ha visti protagonisti, non potete aspettarvi che il vostro indice di gradimento sia alto tra i giovani. Io in primis, non mi sento così al sicuro di fronte ad un cordone della Polizia. Perché so che dietro quelle divise si nascondo molti (non tutti) frustrati, gli stessi che durante la manifestazione stanno dall’altra parte della barricata a lanciarvi sanpietrini e dar fuoco alle camionette. Stessa pasta. Gente senza stimoli e senza spessore. Annoiati. Diciamo la verità signori. Vi fa comodo avere i black bloc. Vi fa gioco. E qui si spiega il fatto che le cariche sono iniziate troppo tardi, che, come al solito, le azioni sono state scoordinate, non riuscendo a separare cinquecento (!) pirla, da un gruppo di persone pacifiche. Quanti ne erano di voi? sicuramente più di cinquecento. Incapaci ancora.
Basta così, alla fine sono incapace pure io, che riesco solo ad incazzarmi e basta di fronte a ste cose.
Buona Domenica.
A volte…
October 2nd, 2011 at 9:46 pm
Ci sono volte che questo Paese mi sorprende. Oddio in realtà se vivi in Italia, sai che le sorprese sono la norma. Ma in questo caso la sorpresa è tutta positiva. E la sorpresa è quando vedo tante persone impegnate, ogni giorno, a salvare la vita o anche *semplicemente* a renderla più facile a persone che soffrono. E lo fanno senza essere interessati a chi sei, come ti chiami e che cognome ha tuo padre.
Io per questo motivo sono orgoglioso della mia Italia, perché siamo un Paese che si ha tante contraddizioni, ma che un letto a chi sta male lo dà e lo dà senza chiedere soldi in cambio. E non solo un letto, ma anche le cure, i sorrisi e la disponibilità di persone che, nonostante l’essere sottopagati, nonostante il vedere la sofferenza e la disperazione tutti i giorni e nonostante magari l’avere una vita difficile, non smettono mai di aiutare e di dare una parola di conforto a chi soffre.
Grazie. Avete tutto il mio rispetto e la mia ammirazione per quello che fate, date soprattutto nelle condizioni in cui lo fate.
Grazie, perché in barba a quei quattro minchioni che chiamiamo politici che continuano a dirci e a dire che il nostro Paese è grande, voi lo rendete davvero grande.
Magari senza nemmeno dirlo a nessuno.
Grazie.
Il pirla sei tu.
April 17th, 2011 at 1:34 am
Ho sempre pensato, pur non essendone un frequente spettatore, che report fosse una trasmissione seria.
Sulla scia di questo pensiero e sulle mille parole che ho sentito sulla “puntata su facebook e google di Report” me la sono guardata (potete vederla qui se vi interessa).
La trasmissione cavalca i soliti triti e ritriti argomenti. Google e facebook sono il male, ci rubano l’identità etc etc etc.
All’alba del 2011 siamo ancora alle prese con una trasmissione che mescola in maniera a dir poco superficiale tutto quello che riguarda la tecnologia. Facebook, Google, privacy, censura, twitter, torrent e chi più ne ha più ne metta. Tutto con una correlazione pressoché casuale. E, ben peggio, tutto con il solito intento da giornalismo sensazionalistico da due lire, fare lo scoop.
Perché è di questo che si tratta. Il risultato della trasmissione di settimana scorsa è stato quello di spaventare la gente, al posto che informarla. Dal taglio dato alla trattazione degli argomenti emerge che Facebook e Google agiscono sostanzialmente come la polizia della Germania dell’Est. Magari è vero. Certo. Ma c’è un piccolissimo problema: i termini del contratto sono chiari. Queste aziende ti dicono “guarda che se firmi qui sono cazzi tuoi”. Non lo nascondono. Peccato che tutto questo non lo legga nessuno. Come da interviste fatte alle persone, tutto questo non lo sa nessuno. Tutti sono spaventati dalla violazione della privacy, ma nessuno legge i termini prima di firmarli per l’ansia di pubblicare le quattro foto del cazzo che ha della festa. Tutti non vogliono regalare soldi a Google, ma tutti vogliono usare gmail, perché “è una figata”. Certo. E chi la paga secondo voi sta figata?
Il risultato di questo giornalismo superficiale (e questo è soprattutto vero sulle tematiche tecnologiche) è che per la paura (e l’ignoranza, che ne è la madre) la gente al posto di usare le cose con la testa, non le usa per niente (o continua ad usarle male, ovvio). Caso emblematico le carte di credito. L’Italia è tra gli ultimi paesi d’Europa per tasso d’utilizzo. Certo, perché abbiamo paura che ci traccino gli acquisti o chissà quale altro delirio mentale. Peccato però che pagando tutto in contanti si favorisce l’evasione fiscale, dato che il contante non lascia tracce.
E il risultato ancora peggiore è che l’Italia rimarrà per sempre un paese tecnologicamente analfabeta, per colpa di un giornalismo sulla materia approssimativo e sensazionalista, che spaventa le persone al posto che informarle.
Una trasmissione vera avrebbe puntato il dito contro gli utenti, sottolineando concetti come il fatto che la maggior parte delle password utilizzate sono inutili (pippo, micio, password, 123456), spiegando chiaramente quali sono i termini di licenza (peraltro pubblici) di questi network e magari dando delle “lezioni” su quali siano le modalità migliori per condividere informazioni e soprattutto dicendo di usare la testa prima di fare qualsiasi cosa.
Troppo complicato. Si fa prima a sbattere il solito mostro (il mostro di pulcinella in questo caso) in prima pagina e gridare allo scandalo. Così l’Italia rimarrà per sempre il paese delle banane. Anche in campo tecnologico.
Del resto la televisione è messa a rischio da Internet, quindi ben venga se la gente usa meno Facebook e di più la TV no?
Che delusione Miss Gabanelli.
Ah, io sono uscito da Facebook qualche anno fa ormai. Questa, è una critica vera.
Onorevoli
April 1st, 2011 at 1:04 am
Premetto che questo post e’ uno sfogo stile “e’ una vergogna”, probabilmente qualunquista, banale e comunque non costruttivo. Vi ho avvertiti.
onorevole [o-no-ré-vo-le] agg., s.
Di persona, che è degno di onore, di stima, di rispetto; in Italia è appellativo che spetta ai parlamentari
Giusto per capire di che cosa stiamo parlando, vi invito a leggere cosa e’ successo oggi dalle pagine del Corriere della Sera.
Avete letto? Bene.
Allora probabilmente vi starete facendo come me una semplicissima domanda.
Dov’e’ la dignita’ di queste persone?Questa massa di cialtroni dove dimostra di essere degna di rispetto? Dove dimostra di meritarsi uno stipendio medio di ventimila euro mensili (lordi ok, ma son dettagli)? Come possono permettersi di dirci cosa dobbiamo fare quando dimostrano di non essere in grado di rispettare le leggi piu’ basilari dell’educazione e del rispetto delle persone? Come possiamo noi lasciare in mano a questi farabutti il governo di un paese quando dimostrano di non riuscire nemmeno a gestire una riunione di persone adulte (per non dire anziane) senza scadere nella trivialita’ tutta italiana fatta di insulti, cori da stadio e violenza di vario genere? Come possiamo assistere ad un presidente del Consiglio, che in piena crisi economica sbatte in faccia a tutta Italia la sua sfacciata ricchezza dicendo “che ha comprato una casa a Lampedusa guardando su Internet?”. E ancora, come possiamo accettare in silenzio tutto questo e vedere i nostri giovani morire di disoccupazione e lavoro precario?
Oggi P. quando dopo tre anni di contratto precario e’ stata gentilmente ringraziata e lasciata a casa ha pianto. E voi, onorevoli, non state facendo niente per evitare che tutto continui inesorabilmente a morire, come il sorriso sul volto di P.
Cosa aspettiamo a mandarli via a calci nel culo?
I Tunisini che sono arrivati qui e che qualcuno vuole rimandare a casa hanno dimostrato una cosa. Di avere gli attributi. A differenza di noi (e, certo, anche di me), che continuiamo a farci insultare da questa massa di onorevoli disgraziati.
Svegliamoci. Cazzo.
Festa mesta.
March 17th, 2011 at 10:46 am
Sto guardando un po’ queste celebrazioni.
Le guardo con quel distacco misto ad amarezza per una festa che sebbene spacciata per compleanno avrebbe dovuto essere un funerale.
Perche’ le campane da morto, per il mio Paese, sono gia’ suonate. E suonano ogni giorno.
Suonano quando permettiamo ogni giorno a questa classe politica di governarci.
Suonano quando sotterriamo l’unico nostro orgoglio, la cultura, sotto tonnellate di merda fatta di calcio, SUV, baldracche e cocaina.
Suonano quando non vedo nemmeno un giovane nella piazza salutato dal presidente ma solo vecchi decrepiti forse gia’ presenti allo sbarco dei Mille.
Suonano quando mi devo vergognare di esser nato a Milano per sti bastardi della Lega che prendono lo stipendio a Roma e si beffeggiano del loro datore di lavoro (noi) con pagliacciate folkloristiche degne dei monti da dove vengono.
Suonano quando “le grandi cose che ha fatto l’Italia” rimangono “grandi cose” senza nessun elemento di concretezza, perche’ le grandi cose, gli italiani, le hanno fatte all’estero per colpa della nostra miopia.
Suonano quando sul palco delle celebrazioni vedi Fabrizio Frizzi e Gianni Morandi al posto di persone degne, a spalleggiare il nostro Presidente.
Suonano quando ormai tutto e’ talmente corrotto che il senso si perde, anche di una bella cosa come la festa di un Paese che nonostante tutto e’ la mia casa e che, nonostante tutto, amo.
Io in questa atmosfera non mi sento proprio di augurare alla mia povera Italia altri 100 di questi anni.
Piuttosto un’agonia breve.
Viva l’Italia
February 19th, 2011 at 10:19 am
C’è sicuramente da dire una cosa:
ci sono tanti motivi per cui amo questo paese e altrettanti per cui lo odio.
Ma sicuramente uno degli aspetti che amo di più e la retorica.
E lo vedo in tante piccole cose che questo è il paese delle chiacchiere, delle parole (molto e troppo spesso) al vento. Lo vedo tra gli amici, lo vedo tra i politici (vabè si potrebbe anche dire che è il loro lavoro ma…) e l’ho visto l’altro giorno nel monolgo di Benigni del quale avrei volentieri fatto a meno (vorrei ricordare a tutti il vero, e da me amatissimo, Benigni).
Ma tant’è.
Questo, è il Paese degli eterni chiacchieroni e degli eroi facili. Troppo facili.
Viva l’Italia.
La fuga dei bicipiti.
May 17th, 2010 at 8:30 pm
Sto guardando la (m)tv sul caro divanino della cucinasalotto.
Ho appena scoperto una cosa che ancora una volta mi fa capire quanto il mondo si stia evolvendo.
E soprattutto dove stia andando.
Allora. Si e’ sempre parlato del made in Italy, di quanto i nostri prodotti siano apprezzati all’estero, di quanto la gente sia disposta a (stra)pagarli pur di fregiarsi del possesso di un bene cosi’ pregiato. Dettaglio, tra il made in italy piu’ diffuso c’e’ la mafia, ma questo e’, appunto, un dettaglio.
Poi ad un certo punto si e’ parlato di fuga dei cervelli. Pareva quasi dovessi assicurartelo al cranio con delle viti per evitare che scappasse in qualche posto pieno di opportunita’. E giu’ subito grandi servizi giornalistici, gente che in Italia non combinava nulla e negli States e’ diventata qualcuno.
Ecco, seguendo questa ministoria dell’evoluzione del made in italy arriviamo con balzo a Jersey Shore. Lo show di MTV che parla dei guidos.
Ma cos’e’ un Guido? Ecco la pronta risposta di Wikipedia:
Guido (English pronunciation: /ˈɡwiːdoʊ/) is a slang term for a working class or lower class urban Italian American. The guido stereotype is multi-faceted. Primarily, it is used as a demeaning term for Italian Americans, as the word guido is derived from either the Italian proper name Guido or a conjugation of the Italian verb guidare (“to drive”). More recently, it has come to also encompass Italians who conduct themselves as thugs with an overtly macho attitude.
Guardare lo show e’ semplicemente imbarazzante, soprattutto se sei italiano. Il guido e’ una sorta di Cane di Pavlov palestrato. Che risponde agli impulsi piu’ infimi. Mangiare, Ballare e … riprodursi, ovviamente.
Incoraggiante. Vedere come dalla fuga dei cervelli siamo passati alla fuga dei bicipiti non ha prezzo.
Grazie MTV, come al solito sei maestra di vita.
