Addio zio
November 29th, 2011 at 10:17 am
filed under: feelings
Voglio ricordarti come in questa foto.
Da solo tra gli ulivi della tua terra.
Lontano dalle persone e da un mondo che hai sempre odiato e dal quale forse sei sempre stato deluso.
Non capisco e non accetto molte delle cose che hai fatto e detto. Soprattutto non accetto che non ti sei preso delle responsabilità non tanto verso te ma verso chi aveva bisogno di te. Questo non lo accetto.
Porto dentro il ricordo delle volte che andavamo in vigna e mi raccontavi della vite e del pomodoro.
E mi spiace, che attorno a tutte queste cose tu non sia mai riuscito a costruirci una vita.
Addio.
onde quadre
November 16th, 2011 at 1:06 am
filed under: Italia radio radio padania viaggiare zoo di 105
Oggi sono stato a Trento.
Un bel viaggio in macchina, sono arrivato tra le montagne trentine con il sole basso, arancione come il grill del forno.
Compagna del viaggio la fida autoradio, che ultimamente sto usando molto più per la radio vera e propria che per il lettore di CD. La radio è una passione abbastanza nuova ma, complice il palinsesto di Radio 2, in netta espansione.
Sta di fatto che per qualche strano motivo, tra Bergamo e Verona Radio 2 lascia il posto a una non meglio identificata radio cattolica. Non essendo amante del genere ho fatto un po’ di zapping radiofonico e voglio raccontarvi due degli incontri che ho fatto.
Incontro numero uno: Radio Padania Libera.
A me i leghisti stanno sui maroni (ah ah ah, che ridere il gioco di parole con l’omonimo EX ministro). Non li capisco, mi fanno ridere e fosse per me li relegherei ai monti da dove vengono a mangiar castagne e bere vin brulé, altro che Parlamento. Nella parentesi di trasmissione che ho ascoltato ho sentito un discorso del Bossi dei tempi d’oro, quelli del “la lega ce l’ha duro” (anvedi i tempi d’oro). La cosa bella era che il sottofondo credo fosse la musica di Braveheart nella famosa scena del discorso alla folla. Non vi dico nemmeno il contenuto degli sproloqui di quell’uomo. Rabbrividisco a pensare che ‘sti quattro montanari hanno avuto il coltello dalla parte del manico in Parlamento fino ad adesso. Ora hanno riaperto il Parlamento Padano. Bravi chiudetevici dentro e ragionate sulla secessione che qui abbiam da fare cose serie nel frattempo.
Incontro numero due: Lo zoo di 105.
Wow che trasmissione ragazzi. Io la demenzialità la amo per carità, ma gli insulti gratuiti proprio non capisco a chi facciano ridere. Il livello era tipo “ehi vaffanculo” “ah ah, ha detto vaffanculo” “ah ah che ridere!”. Boh. E boh è davvero l’unico commento che ho su sta roba becera e noiosamente banale.
Se la proposta di contenuti radiofonici è questa ho ben da pensare che non sarà certo Mario Monti la soluzione per noi. Perché se le radio propongono ‘sta spazzatura, vuol dire che c’è qualcuno che la ascolta. E qualcuno che ascolta questi programmi non ha bisogno di Monti, ma di un lavaggio del cervello.
Con la candeggina però.
Ora tocca a noi.
November 9th, 2011 at 11:46 am
filed under: berlusconismo Italia mentalità della cozza politica rivoluzione culturale Silvio Berlusconi
Il re è nudo.
Diciamo che ad essere nudo questo re ci ha sempre provato gusto, ma ora forse è nudo per davvero anche nelle sedi istituzionali. Dopo 17 anni, Silvio risale in camera dopo la discesa in campo.
Ora, i pensieri che si affastellano nella testa sono molti. Tra questi la gioia del fatto che questo sia, finalmente, successo ma anche la domanda che ho letto scritta su twitter forse solo da Civati. E adesso che facciamo?
Sposare la linea di pensiero “via il dente, via il dolore” vorrebbe sostanzialmente ammettere che Berlusconi è la causa e non l’effetto dello sfacelo socioeconomico del nostro Paese. Questo sarebbe in aperto contrasto con quello che ho sempre pensato, ovvero il netto contrario. Berlusconi è l’effetto, non la causa. E con questa riflessione si apre il “giorno dopo”. Il fatto che Silvio si dimettesse era sicuramente la conditio sine qua non per il passaggio ad una nuova fase. Almeno per scoraggiare la banda dei Silvio-entustiasti. Del resto questi personaggi hanno dimostrato molto in fretta quella che è la loro coerenza politica buttandosi a mare prima dell’affondamento della barca.
Ma guardiamoci un attimo intorno. Questo ventennio è stato tutto all’insegna di quello che mi va di chiamare “individualismo materialista” che in un’ipotetica vulgata potrebbe essere tradotto anche con “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. Ai vari livelli sociali questo si declina in diversi modi. Ai piani alti, in una miopia politico-economica che ha fatto si che la linea dell’orizzonte fosse quello della giornata. Pura tattica, zero strategia. Del resto quando hai di fronte a te un popolo che vive alla giornata, non puoi puntare su lungo termine. Devi soddisfare la pancia. Devi far si che la gente compri oggi l’iPhone 4S, non che abbia la certezza di comprarsi l’iPhone 8 tra qualche anno. E quindi populismo e demagogia diventano le armi per fare politica. Silvio e i leghisti hanno parlato fino a questo momento una lingua che il popolo capisce.
E il popolo? Beh il popolo lo vediamo dove è arrivato. Dopo la sbornia degli anni ’80-’90, dopo la Milano da bere, dopo il boom economico, il popolo ha sposato la strategia della Cozza, per chi ricorda Padron ‘Ntoni dei Malavoglia. Quella per cui si sta attaccati allo scoglio conquistato. Scoglio fatto di “cose”. Il risultato di questo è la resistenza a qualsiasi cambiamento che possa in qualsiasi modo intaccare lo scoglio. Dalle tasse a delle politiche a più largo respiro. Qui si ragiona sulla materia. E la materia è hic et nunc. Per definizione.
Senza addentrarsi troppo nell’analisi di quello che siamo diventati, credo sia importante ora staccare le cozze dallo scoglio. E questo significa, signori, Rivoluzione Culturale. E non prendiamoci in giro: non esistono sostanziali cambiamenti politici senza una rivoluzione culturale. E di segnali che siamo pronti a questo ce ne sono molti. La primavera araba (l’avreste mai detto che loro ci avrebbero insegnato qualcosa?), gli indignati, Occupy Wall Street.
Qui in Italia ancora forse non siamo alla massa critica. Per un semplice motivo: la generazione dei nostri genitori è stata sufficientemente furba da risparmiare. E l’attuale politica del lavoro fa si che i nostri genitori lavorano ancora, con stipendi ben diversi dai nostri. Ma volente o nolente la natura farà il suo corso. Ed i nostri genitori smetteranno di lavorare. E i soldi finiranno. Già. Perché la mia generazione (e io con loro) questa cosa del risparmio un po’ non l’ha capita ed un po’ è impossibilitata a metterla in atto, perché gli stipendi sono ben diversi e in qualche modo bisogna pur campare. Ma non solo. Chiaramente tutti noi siamo abituati allo stile di vita di cui parla Silvio quando accenna ai ristoranti pieni. Ma dimentichiamo che la base economica è ora diversa e quello stile di vita è diventato insostenibile. Per il momento la borsa di mammà di aiuta. Ma quando finiscono anche quelli? Come ci andiamo all’aperitivo? E allo stadio?
Questo succederà tra poco, molto poco. Non preoccupatevi. Ed allora forse è il caso che iniziamo a cambiare prospettiva e questo cambio di prospettiva è quello che chiamo Rivoluzione Culturale. Senza questo rimarremo ancorati ai mille altri pseudo-Berlusconi che son là fuori. Prima ancora di pensare alla destra e alla sinistra, credo sia il momento di capire che destra e sinistra dovranno rispondere ad un nuovo mondo economico. Un mondo dove quelli che abbiamo sfruttato fino all’altro giorno in parte ci chiedono il conto e in parte ci dimostrano quanto siamo incapaci.
Una sinistra capace di stimolare prima e rispondere poi a queste necessità sarà la mia sinistra e, sono convinto, la sinistra di molti.
Stiamo tutti bene
November 5th, 2011 at 8:33 pm
filed under: Europa Italia ristoranti aperti Silvio Berlusconi
Cara Unione Europea,
ti scrivo questa lettera per farti sapere che stiamo tutti bene e che non ci sono situazioni particolarmente gravi. So che ieri hai parlato con il nostro Presidente del Consiglio e che ti ha rassicurato dicendo che i ristoranti sono pieni e che fondamentalmente la crisi non esiste. Del resto mi hanno anche raccontato che avete passato dei bei momenti lì a Cannes vero? Avete trovato confortevoli gli hotel? Il cibo era di qualità? Me lo auguro vivamente.
Sai Europa, l’Italia è un paese benestante. Qua troviamo lavoro tutti subito e mica barcamenandoci in contratti che definire ironici sarebbe sostanzialmente un eufemismo. No no. Le nostre aziende scommettono su di noi, si impegnano a farci crescere peraltro riconoscendoci anche una retribuzione equa e assolutamente puntuale nelle sue scadenze.
Sai Europa, i nostri ristoranti sono davvero sempre pieni, ma mica perché ci piace vivere sempre nettamente al di sopra delle nostre possibilità (perché ammettere di avere difficoltà, dai, è così poco cool): ce lo possiamo permettere e basta, siamo ricchi. Per non dimenticare poi i nostri SUV. Li compriamo in contanti, mica indebitandoci fino al collo con finanziarie dalla dubbia etica. Ma va, mica siamo così rovinati.
Cara Europa, vienici a trovare, ti aspettiamo a braccia aperte.
Ma fai in fretta però.
Noi, popolo di incapaci.
October 16th, 2011 at 11:05 am
filed under: anarchia black bloc incapacità indignados Italia manifestazione politica polizia Roma
Stavo riguardando le immagini di Roma di ieri in televisione.
Ho visto i ragazzi impauriti, i carabinieri, la polizia, i veicoli in fiamme, le urla, il fumo. E, non lo nascondo, non sono riuscito a trattenere le lacrime. Le lacrime per vedere il mio Paese incapace, di tutto.
Probabilmente fino a poco tempo fa avrei avuto posizioni diverse in questo, avrei scritto circa l’inevitabilità della violenza, quando le provocazioni e le motivazioni sono troppe. Ma, saranno gli anni che passano, non la penso più così.
Scriverò invece dell’incapacità che, a più livelli, ci contraddistingue e che crea situazioni come quelle di cui sopra.
Incapacità quindi.
La prima incapacità è quella della classe politica, chiaramente troppo piena di persone inette, senza alcuna competenza di sorta, senza alcun rispetto ne’ tantomeno cognizione del ruolo in cui si trovano. Incapacità senza colore, ne’ rossa ne’ nera. Incapacità di una politica che non è in grado di dare messaggi credibili, perché si gioca la sua credibilità ogni giorno con siparietti e comportamenti degni della più becera edizione dell’Isola dei Famosi. Purtroppo, quando manca la leadership, la base si organizza, “signori”. E non aspettatevi che si organizzi come piace a voi. Avete perso il controllo delle persone che siete preposti a gestire. Avete perso il supporto della gente che vi ha votato. Non ci riconosciamo e non vogliamo più riconoscerci in voi farabutti. Meglio o peggio siamo diversi da voi. Perché a noi le chiacchiere da bar, non le pagano. A noi il pranzo non lo pagano se non lavoriamo. Gli aerei ci tocca prenderli a nostre spese se non lavoriamo. Le partite di calcio ce le andiamo a vedere con l’autobus e non in elicottero. La pensione poi non ne parliamo. Quella anche se ci spetta come a voi, la vedremo a pochi anni dalla morte e la sensazione sarà come quella di un atleta a cui viene messo un baratro dopo il traguardo. Ci arrivi, gioisci e poi muori.
Incapacità dei manifestanti. Del resto siamo sempre i figli del nostro tempo no? E allora basta fare la divisione trita e ritrita che quelli di destra sono tutti coglioni e quelli di sinistra son tutti premi Nobel. Siete, siamo coglioni pure noi. La disperazione può generare violenza e sono sempre stato il primo a non credere a rivoluzioni pacifiche quantomeno da un punto di vista ideologico. Ma quanti di quei cinquecento signori incappucciati sono disperati? Credo davvero pochi. Quindi nessuna scusa signori. Che la polizia vi identifichi e vi metta tutti in galera, uno per uno, come è successo in Inghilterra durante gli scontri di qualche mese fa. Bisogna assumersi le proprie responsabilità. Avete voluto giocare al piccolo guerrigliero? Beh sappiate che parte del gioco è anche il piccolo carcerato, quando ti beccano. Ne ho visti un paio nelle immagini. Esaltati e urlanti come bestie. L’unica soddisfazione è che di voi ce n’erano davvero pochi fortunatamente. E chiaramente riconoscibili. Capito Polizia? Chiaramente riconoscibili. Ah, appunto per i giornalisti. Andiamoci piano con l’uso della parola anarchico associata alle devastazioni. L’Anarchia è ben altro che quattro coglioni con le spranghe.
Incapacità delle forze dell’ordine, infine. Purtroppo a causa di tutta una serie di eventi che vi ha visti protagonisti, non potete aspettarvi che il vostro indice di gradimento sia alto tra i giovani. Io in primis, non mi sento così al sicuro di fronte ad un cordone della Polizia. Perché so che dietro quelle divise si nascondo molti (non tutti) frustrati, gli stessi che durante la manifestazione stanno dall’altra parte della barricata a lanciarvi sanpietrini e dar fuoco alle camionette. Stessa pasta. Gente senza stimoli e senza spessore. Annoiati. Diciamo la verità signori. Vi fa comodo avere i black bloc. Vi fa gioco. E qui si spiega il fatto che le cariche sono iniziate troppo tardi, che, come al solito, le azioni sono state scoordinate, non riuscendo a separare cinquecento (!) pirla, da un gruppo di persone pacifiche. Quanti ne erano di voi? sicuramente più di cinquecento. Incapaci ancora.
Basta così, alla fine sono incapace pure io, che riesco solo ad incazzarmi e basta di fronte a ste cose.
Buona Domenica.
Adesso non esageriamo
October 10th, 2011 at 9:03 pm
filed under: falsi miti ralph steinman steve jobs
Già, perché probabilmente la decenza l’abbiamo già calpestata.
Ne ho lette di ogni su Steve Jobs e quasi mi sto chiedendo se davvero sono l’unico pirla a credere che sia solo uno che ha avuto una bella idea per fare soldi. E per carità, ho anche contribuito alla celebrazione del genio. Non per niente vi sto scrivendo dal mio Mac che è sulla scrivania di fianco all’iPhone. Ma vorrei sottolineare che stiamo parlando solo di computer e telefoni.
Computer e telefoni, capito? Non grandi scoperte o cose che cambiano la vita, ma solo e soltanto computer e telefoni. E il signor Jobs (che, vorrei fosse chiaro, stimo e ammiro per la sua visione tecnologica e per la sua innata sensibilità estetica) avrà si voluto cambiarci la vita, ma ho come la sensazione che in primis voleva cambiare la sua, di vita.
Se siamo davvero arrivati al punto di glorificare una persona per aver inventato un computer, allora non stupiamoci che ci sia gente disposta a rubare per averne uno.
Da informatico ringrazio Steve Jobs per avermi insegnato come la coerenza e una visione a lungo termine siano la chiave per il successo professionale. Ma lo ringrazio solo per questo. Il senso della vita, fortunatamente, me lo ha insegnato qualcun altro.
In questi giorni se dovessi davvero individuare un mito vorrei allora ricordare il vincitore del Nobel postumo Ralph Steinman, che ha testato su di sé le proprie scoperte e, pur non facendocela morendo tre giorni prima di ricevere il premio, magari cambierà DAVVERO la vita a qualcuno.
Diamoci una regolata.
A volte…
October 2nd, 2011 at 9:46 pm
filed under: grazie Italia sanità pubblica
Ci sono volte che questo Paese mi sorprende. Oddio in realtà se vivi in Italia, sai che le sorprese sono la norma. Ma in questo caso la sorpresa è tutta positiva. E la sorpresa è quando vedo tante persone impegnate, ogni giorno, a salvare la vita o anche *semplicemente* a renderla più facile a persone che soffrono. E lo fanno senza essere interessati a chi sei, come ti chiami e che cognome ha tuo padre.
Io per questo motivo sono orgoglioso della mia Italia, perché siamo un Paese che si ha tante contraddizioni, ma che un letto a chi sta male lo dà e lo dà senza chiedere soldi in cambio. E non solo un letto, ma anche le cure, i sorrisi e la disponibilità di persone che, nonostante l’essere sottopagati, nonostante il vedere la sofferenza e la disperazione tutti i giorni e nonostante magari l’avere una vita difficile, non smettono mai di aiutare e di dare una parola di conforto a chi soffre.
Grazie. Avete tutto il mio rispetto e la mia ammirazione per quello che fate, date soprattutto nelle condizioni in cui lo fate.
Grazie, perché in barba a quei quattro minchioni che chiamiamo politici che continuano a dirci e a dire che il nostro Paese è grande, voi lo rendete davvero grande.
Magari senza nemmeno dirlo a nessuno.
Grazie.
Caro Ministro
September 24th, 2011 at 11:40 am
filed under: cern Ministro miur ricerca tunnel ginevra gran sasso
Cara Signora Ministro Gelmini,
sono un ormai nemmeno tanto giovane cittadino italiano, con un normale corso di studi, una normale attività lavorativa e una vita regolare.
Mi ricordo in quarta liceo, che la mia professoressa di scienze ci ha portato in gita al CERN di Ginevra.
Mi ricordo che era stato un momento incredibilmente eccitante, dato che per una volta siamo entrati nella scienza vera, noi piccoli liceali di Pavia.
Sa Ministro, che all’epoca lo stavano ancora costruendo l’acceleratore? Io, devo essere sincero, non ho mai capito del tutto cosa sarebbe successo lì dentro, ma si percepiva l’ansia, l’emozione, il far parte di qualcosa di grande, di immenso. E anche noi giovani studenti, ci siamo sentiti parte di questo.
L’altro giorno come ben sa, è stata fatta una scoperta importante e mi è tornata alla mente quella gita e come una sorta di epifania, mi sono anche io sentito emozionato per questo nonostante non sia ne’ uno scienziato, ne’ una figura eminente (quale lei è) della cultura.
Ho avuto modo di leggere il suo comunicato stampa. So bene che dati i suoi impegni le è praticamente impossibile avere il controllo su tutto e che probabilmente il comunicato sarà stato scritto da qualche suo collaboratore. Però Ministro, lei ha un ruolo importante. Lei rappresenta la nostra comunità scientifica. Le rappresenta i sacrifici e gli sforzi di giovani che tutti i giorni fanno qualcosa di grande. Qualcosa che in definitiva lei gestisce. E credo sia il minimo, per lei, evitare errori di questo tipo.
Quei ragazzi non si meritano questo. Già mortificati dai continui tagli alla cultura e alla ricerca, i nostri scienziati si meritano almeno un po’ di considerazione nelle sue parole, considerazione che si dimostra nel mettere un po’ di attenzione nei comunicati stampa.
Sono sicuro che capirà le mie parole.
Buona Giornata.
Il furto.
September 6th, 2011 at 10:01 pm
filed under: photography stolen camera
Se ne è andata. Non c’è niente da fare. Nella notte se la sono presa, aprendo la macchina.
Un finale di vacanza non eccezionale, sicuramente.
Difficile spiegare l’intrico di sensazioni una volta realizzato cosa era successo. Ovviamente le lacrime sono scese. Era la prima volta che mi trovavo di fronte ad un furto.
E credo sia anche superfluo cercare di spiegare cosa significhi il furto della propria macchina fotografica.
Aldilà dell’oggetto in se, c’è una serie di ricordi legati a quella cosa. Ci sono posti visti, tempo passato. Vabè, te ne sei andata, c’è poco da fare.
Sicuramente prima o poi comprerò una macchina nuova, ma nel frattempo mi diverto un po’ con questa:
Una vecchia Olympus 35 RC. devo sistemarla, pulirla e rimetterla in opera.
E nel frattempo non penserò al furto.
Toh, chi si rivede
August 17th, 2011 at 5:48 pm
filed under: inni music sigur ros
Un piccolo salto nel passato
August 12th, 2011 at 7:59 pm
filed under: feelings home people
E’ il secondo anno, questo, che mi vede tornare a casa dei miei genitori durante l’estate. E per me è l’occasione di tornare in spazi che non vivo da tempo ormai. È il tempo di riscoprire oggetti dal sapore di scuola, di liceo. Guardandoli mi ricordo tutta una serie di cose legate ad essi. Il telefono in camera mia, la scrivania, i miei libri. Un’altra vita. Sempre mia.
Poi ci sono le persone, i vicini di casa che non ti vedono magari da anni e che ti chiedono “come va?”, increduli a vederti dopo magari due anni di soli racconti da parte dei miei genitori. E allora incontro NP, il mio primo datore di lavoro nonché vicino di casa. Quando mi ha visto in fondo al portico del palazzo mi ha accolto con un “Ma sei veramente tu?”. E poi due chiacchiere di rito, come va, come non va.
Ieri sera poi sono uscito, una puntatina alle Colonne di San Lorenzo per prendere un po’ d’aria fresca. Mentre mi recavo sul posto ho incontrato un ragazzo. Il volto era noto, il tempo passato chiaramente ci ha modificati, ma non tanto da impedire di riconoscerci.
“Ehi”, fa lui in un tono chiaramente alterato da qualche psicotropa.
“Ehi”, faccio io, sullo schivo andante, del resto non mi ricordo nemmeno come si chiami.
“Hai da prestarmi dei soldi?”
“No, mi spiace, ma vivi ancora a Pieve?”.
Lui ha mugugnato qualcosa, qualcosa di incomprensibile e ci siamo scivolati accanto, ognuno per la sua strada.
Io quel ragazzo me lo ricordo, mi ricordo che quando ero ragazzino abitavo sotto di lui. E questo ragazzo aveva una famiglia davvero difficile. Storie di maltrattamenti, di litigi. Io gli tenevo un po’ compagnia e giocavamo insieme perché in fondo aveva bisogno solo di quello e di qualcuno che gli volesse davvero bene.
Ho la netta sensazione che quel ragazzo, da quel trauma, non si sia mai ripreso.
L’insostenibile leggerezza del (poco) essere
August 11th, 2011 at 7:56 am
filed under: London people
Ad un certo punto della tua vita decidi che semplicemente è arrivato il momento di fare un po’ quello che ti pare.
È arrivato il momento di mettersi una hoodie e calarsi il cappuccio bene sulla testa. Di scendere in strada, prendere un tondino, una mazza da baseball o magari un semplice palo di ferro e andare a sfasciare qualche vetrina di negozio e darsi ad un folle saccheggio. Il tutto in preda ad un euforia che non viene ne’ dalla politica ne’ dal malcontento sociale ne’ da nessun motivo razionale.
Questo è probabilmente quello che è capitato in questi giorni.
Il casus belli era chiaramente pretestuoso. Non si fa un macello simile per un caso di polizia troppo efferata. Soprattutto quella inglese. Ci sono molte analisi interessanti che sto leggendo in questi giorni, una che vi consiglio (in inglese, però) è questa. Da questo articolo emerge un elemento molto interessante. Ovvero come delle personalità sostanzialmente vuote, non percepiscano nemmeno più come importanti nemmeno le più basilari leggi di convivenza civile.
Ed è ancora più interessante correlare questo ad altri eventi che capitano (sebbene in misura decisamente più contenuta) anche nel nostro paese. Ricordiamoci ad esempio la devastazione dell’opera d’arte moderna “la città che sale” esposta in Piazza Duomo a Milano fino a qualche mese fa. Aldilà della discutibilità stessa dell’opera, abbiamo assistito ad una folla completamente fuori controllo per la vittoria della squadra locale (il Milan se ricordo bene).
E ripeto, mutandum mutandis ho la sensazione che la radice sia molto simile.
Fondamentalmente capita che ti ritrovi con una testa completamente svuotata delle nozioni base di civiltà e riempita di altro. O magari di niente che è ancora peggio. E anche qui è difficile dire qual’è la grande aspirapolvere di pensieri che agisce. Sicuramente la noia, la mancanza di stimoli, di interessi, ma anche la continua tempesta di “miti negativi” che però hanno successo e che ti fanno pensare “ma scusa, per quale motivo devo farmi il culo a fare le cose che tanto poi non serve a niente? Io voglio essere come tizio, che non ha fatto nulla nella vita se non tirare due calci ad un pallone e ora ha la Bentley”.
E se a questo aggiungiamo anche un tocco di miseria, di vita ne sobborghi della grande Londra (Brixton docet) dove veramente le persone che ci vivono probabilmente son state dimenticate da una società che ha puntato sui cavalli vincenti della City allora possiamo capire come la miscela diventi esplosiva.
Persone disperate, con la testa piena di “Grande Fratello” (quello inglese poi è particolarmente succulento in termini di assenza completa di cervello) e patatine si lanciano in una gara alla distruzione, a rubare televisori “perché tanto chissenefrega?”. Insomma animali allo stato puro.
Non nascondo che tutto questo mi lascia profondamente scosso, perché una cosa simile, se succedesse in Italia, prenderebbe delle dimensioni che nemmeno voglio immaginare.
Modelli
August 8th, 2011 at 7:20 am
filed under: entities models technology
Forse è la prima volta che scrivo qualcosa sulla tecnologia. Mi ero ripromesso di farlo, ma forse per mancanza di argomenti ho posticipato a lungo questo momento. Da qui in poi penso scriverò di più sull’argomento, anche perché, alla fine, è quello che mi da’ il pane.
Uno dei motivi per cui ho deciso di occuparmi di tecnologia e di informatica in particolare è il trovare uno strumento che mi consentisse di capire meglio la realtà. Mi spiego. L’interazione tra componenti tecnologiche è davvero molto simile alle interazioni tra esseri umani. Per molti non c’è niente di incredibile in questo, del resto l’uomo tende a fare tutto a sua immagine e somiglianza (vedi questo altro importante esempio). E allora si scoprono cose come i protocolli di comunicazione, il concetto di handshaking e via discorrendo.
Poi c’è tutto il mondo della programmazione ad oggetti, dove sostanzialmente un’applicazione nasce dall’interazione di oggetti appunto. E cos’è un oggetto? Nient’altro che una rappresentazione di un’entità di qualsivoglia natura. Concetti molto poco informatici e molto più vicini alla filosofia che alla tastiera.
Ma tant’è. Questo è quello che mi ha fatto innamorare di questa materia.
Ma come è possibile?
July 25th, 2011 at 10:46 pm
filed under: Breivik Norvegia Oslo Varg Vikernes
Che cosa strana.
Uno dei crimini più efferati dell’ultimo periodo è avvenuto in un posto che definire tranquillo sarebbe un eufemismo. Ma il ragazzo non è il primo diciamo *stravagante* della zona.
Date un’occhiata anche a quest’uomo.
Una persona a modo. Un omicidio, accuse pendenti per roghi a chiese. Tutto nelle perfetta normalità scandinava.
Che magari traduce “omicidio” con “Malm”.
Chessò.
************************************* Update ************************************
Manco a farlo apposta il buon Varg ha commentato la notizia. Potete leggere i suoi sproloqui qui.
la differenza di potenziale
July 4th, 2011 at 10:39 pm
filed under: *E* differenza di potenziale feelings
La differenza di potenziale è la base dell’elettricità. Da un lato c’è qualcosa con una certa carica, dall’altro un’altra cosa con una carica diversa. In virtù di questo si genera energia.
Ultimamente ho la forte sensazione, che il motivo di questa *E*nergia che scorre, stia proprio nella differenza di potenziale.
*E*nergia. Si.
Brendon e l’etica di Beverly Hills.
June 20th, 2011 at 7:23 am
filed under: beverly hills 90210 brendon epicureismo gadamer
Ultimamente al mattino, quando mi sveglio, guardo Beverly Hills. Lo ammetto. Ok. Qualcuno ha detto che ho bisogno di dosi massicce di Vanity Fair nella mia vita, questo mi sembra un ottimo succedaneo ecco.
E la vita, a Beverly Hills, sembra così facile. Donna, questo personaggio così complesso, dalla psiche così intricata, mi fa capire quanto la sua vita sia difficile, divisa tra la casa sulla spiaggia, le sfilate di moda e Noah, il tenebroso hawaiano che vive sulla barca.
Ma è Brendon l’uomo della stabilità e dell’equilibrio.
Brendon l’intellettuale, l’uomo delle sovrastrutture per eccellenza è perfettamente rappresentato dall’impalcatura di capelli sulla sua testa. Le donne cadono ai piedi di Brendon, perché lui è in grado di dare senso alla folle vita californiana. Brendon. Non so se rendo l’idea. Brendon è l’uomo del Minnesota. Io ci sono stato nel Minnesota. Crescere lì ti forgia, ti tempra, altro che Rodeo Drive, in Minnesota al mattino devi scongelare la macchina. E Brendon, con un approccio di “conoscenza attraverso la sofferenza” a-la Gadamer, si erige a baluardo etico per la compagnia svagata. Brendon. Cioè. Parliamone.
E come non parlare poi della dialettica con Steve. Non puo’ essere che frutto di un’attenta scelta, la contrapposizione di Steve, l’uomo dell’istinto, dell’hic et nunc, con Brendon. Steve da moderno (e inconsapevole) Lorenzo il Magnifico, dispensa il suo credo a tutta l’allegra famigliola. Steve è un epicureo. Elegge il godimento a stile di vita.
La sua contrapposizione a Brendon rappresenta il giroscopio sul quale si inseriscono le vicende della serie. Costruite su un dinamico e vorticoso equilibrio.
Bah, non ho molta voglia di proseguire, ma stavo ragionando sul fatto che ste cose le vedevo per la prima volta quando avevo meno di quindici anni.
E sono cresciuto con la sindrome da invidia del ciuffo. Di Brendon, ovviamente.
Poi ti chiedi per quale motivo la gente cresca con una prospettiva sulla vita quantomeno stravagante…
Daffodils
June 17th, 2011 at 12:06 am
filed under: daffodils epifanie feeling trips wordsworth
I wandered lonely as a cloud
That floats on high o’er vales and hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden daffodils;
Beside the lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.
Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.
The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A poet could not but be gay,
In such a jocund company:
I gazed–and gazed–but little thought
What wealth the show to me had brought:
For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.
W. Wordsworth.
Verso la Ville Lumière
June 10th, 2011 at 10:28 pm
filed under: Paris trips
E domani partirò per Parigi.
Qualche giorno nella città capitale della vecchia Europa.
L’ultima volta che ci sono stato è stato più di cinque anni fa.
Ed è bello sapere di trovare una casa laggiù ad aspettarmi.
J’arrive.
Cominciare
June 9th, 2011 at 12:01 am
filed under: cominciare drums feelings Paris passione Pinketts presente
È difficile spiegare la sensazione che si prova quando si comincia qualcosa.
C’è sicuramente qualcosa di magico, una sorta di volontà che si fa atto.
Sarebbe bello poter conservare quella forza, da riutilizzare poi quando si deve “mantenere” qualcosa.
Sicuramente più noioso, ma è proprio qui che un po’ di quel fuoco sacro aiuterebbe.
Nella fattispecie, al mio ritorno da Parigi (!) inizierò le lezioni di batteria. Questa cosa mi carica molto, perché finalmente potrò
rendere concreta questa passione. Perché ho la sensazione che questa, a differenza di quanto dice il mio adorato Pinketts (“la passione si chiama così perché passa”), non passerà.
E poi si, Parigi. Non è che faccio finta di niente. Son contento di ritornare nella Ville-Lumière. L’ultima sortita non mi convinse granché. Da Sabato a Mercoledì. Una bella vacanza. Peraltro stranamente (rispetto alle mie sortite) in buona, se non meravigliosa, compagnia.
Ma ora nanna, domani c’è un bel ritorno al passato da affrontare oltre ad un inaspettato presente.

